Le trasfusioni tra sistema immunitario infezioni e recidive tumori. Prof. R. Capanna

21.12.2022 - Tempo di lettura: 4 minuti link d'invito per leggere in Telegram altri articoli di divulgazione Scientifica di Biodiritti by Egm.it No Profit.

Evitare trasfusioni beneficio per tutti. Sono un rischio maggiore di bloccare il sistema immunitario con possibili recidive di tumori e maggior rischio infezioni. Ne parla il Prof. Rodolfo Capanna. 

Secondo l'Istituto Superiore di Sanità le infezioni ospedaliere e ICA sono le complicazioni più frequenti e gravi dell'assistenza sanitaria. Il Ministero della Salute stima che in Italia ogni anno si verificano dalle 450.000 alle 700.000 infezioni in persone ricoverate (4-7% dei ricoveri). Presentano resistenza agli antibiotici. Sono responsabili di gravi infezioni ed hanno la capacità di diffondersi molto rapidamente all'interno degli ospedali causando epidemie. È all'arme rosso, riferisce (ANSA) con 49.000 morti ogni anno in Italia. Abbiamo il primato a livello Europa e la Toscana è la prima in Italia. La possibilità di contrarre una infezione virale in seguito a trasfusione di sangue è nota da diversi anni. Ma esiste un'altra più importante correlazione: "le trasfusioni possono bloccare il sistema immunitario e causare infezioni". "Le trasfusioni di sangue perioperatorie sono associate a un rischio significativamente maggiore di recidiva e a una sopravvivenza complessiva (overall survival, OS) peggiore nei pazienti con tumore del colon-retto (colorectal cancer, CRC), a prescindere dallo stato di anemia preoperatorio." UNIVADIS 2018.
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Lo riferisce anche il Prof. Rodolfo Capanna intervistato dalla Agenzia Dire (www.Dire.it) Il Prof. Rodolfo Capanna non ha dubbi e afferma: "evitare le trasfusioni sarebbe a beneficio di tutti". Chirurgo esperto in ortopedia e traumatologia, già presidente della European Association of Musculo Skeletal Transplantation  e della Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia (Siot), e direttore dell’Uoc di Chirurgia Ortopedica Oncologica e Ricostruttiva presso l’Ospedale Cisanello di Pisa, premiato anche tra i migliori medici d’Italia al “Top Doctors Award”. "Un percorso iniziato dal Prof. Capanna grazie ai Testimoni di Geova che per ragioni di credo religioso non danno il loro consenso informato alle trasfusioni nemmeno in casi di emergenza e che, grazie al lavoro costante molto positivo, dei loro Comitati di assistenza sanitaria, hanno aperto un varco nel mondo medico".

TRASFUSIONE E RISCHIO RECIDIVA TUMORE

Prof. R. Capanna: Su un paziente oncologico la trasfusione può aumentare un rischio di recidiva ma soprattutto d’infezione e in quel caso le cure di chemio saltano se si ha un’infezione. D’altro canto anche la risposta personale al tumore con un’anemia troppo grave porta ad altre conseguenze e quindi bisogna bilanciare caso per caso”, precisa ancora. “ho operato centinaia di pazienti Testimoni di Geova sia nei tanti anni al Rizzoli, sia a Firenze che a Pisa, e abbiamo cercato sempre di rispondere a queste loro richieste e nella stragrande maggioranza dei casi ci siamo riusciti”.

COSA FARE IN SALA OPERATORIA

Prof. R. Capanna: "I rimedi da approntare in sala operatoria per non arrivare ad emergenze conclamate ci sono: in situazioni estreme con perdite rapide e massive di sangue si rischia di perdere l’ammalato, ma nella chirurgia programmata puoi mettere in campo tante strategie come una terapia preoperatoria con eritropoietina, anestesia ipotensiva, puoi fare il recupero intraoperatorio delle perdite ematiche e ci sono tecnologie per far sanguinare meno i pazienti, dai cateteri con palloncino nei grossi vasi, alla crioterapia. Se c’è una massa tumorale voluminosa esistono sonde che la gelano, e ancora colle emostatiche per evitare il sanguinamento dei grossi vasi”. Il professor Capanna affronta una chirurgia molto impegnativa che riguarda tumori delle ossa e parti molli: “Si tratta di una chirurgia di necessità e impegnativa sia per asportazione del tumore sia nella parte ricostruttiva che richiede trapianti massivi da donatore, mega protesi, protesi 3D, o microchirurgia con interventi molto lunghi e complessi con ricostruzione vascolari o grosse demolizioni del bacino, ma anche per l’ortopedia più generale, come la protesi del ginocchio o dell’anca; in questi casi l’ematocrito critico rappresenta un problema”, puntualizza richiamando l’attenzione a quanto sia necessario fare il possibile per non ritrovarsi mai in quelle condizioni di emergenza.

LA RESISTENZA DI ALCUNI MEDICI

“Non c’è più un pregiudizio da parte dei medici. Credo che per una questione psicologica il medico ha sempre davanti a sé il rischio che il paziente, anche per un intervento banale (se si rompe un’arteria, si verifica un crollo ipotensivo, una cosa inaspettata), possa morire e la necessità di fare una trasfusione salvavita è un pensiero ineliminabile per il medico. Ognuno ha il suo credo. Come medico, non posso accettare in coscienza che il paziente mi muoia durante un intervento ma se si cerca di ripristinare il volume ematico e l’ossigenazione a tutti i costi, se si mette in campo tutto quello che dicevo, non si arriva a mettersi in quella situazione estrema e quindi chi rifiuta le trasfusioni si sente sicuro che farai di tutto per non farlo e questo crea fiducia e armonia”. Con un paziente che non autorizza una trasfusione ci si assume un obbligo morale, e da medico io accetto questo loro credo. Alcuni medici non accettano questa condizione, “pretendono di essere autorizzati a fare le trasfusioni ma se ci si irrigidisce sulle posizioni, salta la fiducia”, conclude.

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