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Submitted by francesco on Fri, 2006-10-20 10:02.
PIACENZA
| Piacenza: Teatro Municipale
| Geografia: altitudine m. 61 s.l.m. superficie comunale kmq. 118,5. Piacenza si trova sulla riva destra del Po, nella pianura Padana. Contornata dai Vigneti dell'Appennino Piacentino, essa rappresenta un importante centro vinicolo e soprattutto è da ricordare per la sua uva da tavola. E' una zona ricca di boschi, praterie e corsi d'acqua. Le stagioni ideali per visitare Piacenza sono la primavera e l'autunno per la fioritura e per i boschi che assumono una sfumatura dal giallo al rosso cupo.
Monumenti: Rocca Viscontea costruita nel XVI secolo, con loggiato del 1400 e affreschi del Ricei, Bibiena e Galluzzi. Palazzo dei Tribunali con portale marmoreo e cortile con portico decorato in cotto. Statue Equestri dei Farnesi del XVII secolo. Teatro Municipale Verdi, in stile neoclassico, costruito dal Tomba nel 1804. Palazzo del Comune di architettura lombarda del '200 con torre vedetta.
Musei: Museo del Po (Monticelli d'Ongina) contenente oggetti trovati nelle cascine, lungo il fiume e nelle campagne di uso quotidiano di pochi decenni fa: cusot, tirela, lanterne magiche a candela, frullini di legno, raddrizza corna del '700 per bovini, antichi proiettori cinematografici. Museo di Palazzo Farnese (p. Cittadella): comprende la sezione archeologica, il museo delle carrozze, dipinti, sculture, sezione risorgimentale e raccolta numismatica.
| Piacenza: Palazzo Gotico (Sec. XIII)
| Fiere: Manifestazioni Zootecniche Piacentine (ottobre): mostra mercato nazionale, mostra nazionale del mangime e delle attrezzature per l'alimentazione del bestiame. Mostra Mercato Nazionale del Materiale Radiantistico delle Telecomunicazioni (settembre). Mostra Mercato Nazionale delle Vacanze e Tempo Libero (marzo-aprile) .
Informazioni turistiche: Dove Vola il Falco Pellegrino (Missano): sulle colline della Val Nure, a Missano (Bettola), c'è un centro di osservazione ornitologico, dove giovani naturalisti e ornitologi trascorrono dei periodi di osservazione. La zona è frequentata dal falco pellegrino molto raro, dalla poiana, dall'upupa, dai picchi, usignoli, gracchi e gheppi.
Gastronomia: Pancette, coppe, prosciutti, formaggio parmigiano reggiano, lumache, croccante piacentino, ricotta di pecora, tartufi.
Vini: Guttunio, Bonarda, Merlot, Monterosso.
Artigianato: mobili in stile e ferri battuti.
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Provincia di Piacenza
Provincia di Piacenza |
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 | | Stato: | Italia | | Regione: | Emilia-Romagna | | Capoluogo: | Piacenza | | Superficie: | 2.589 km² | | Abitanti: | | | Densità: | 105,7 ab./km² | | Comuni: | Elenco di 48 comuni | | Targa: | PC | | CAP: | 29100, 29010-29029 | | Pref. tel: | 0523 | | Codice ISTAT: | 033 |
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La Provincia di Piacenza è una provincia dell'Emilia-Romagna di circa 270 mila abitanti. Confina a nord e a ovest con la Lombardia (Provincia di Lodi, Provincia di Cremona e Provincia di Pavia), ad ovest con il Piemonte (Provincia di Alessandria), a est con la Provincia di Parma, a sud con la Liguria (Provincia di Genova). GeografiaLa Provincia di Piacenza si estende nella Pianura Padana a sud del fiume Po, nella parte occidentale della regione Emilia-Romagna. A sud confina con la provincia di Genova (Liguria) tramite l'Appennino Ligure. Il secondo fiume più importante dopo il Po è la Trebbia. I torrenti principali sono il Nure, il Tidone e l'Arda. Storia Piacenza anticaAnche se alcuni documenti attestano l'esistenza della città di Piacenza già in epoche preistoriche, la sua fondazione è datata 218 a.C., anno in cui i Romani crearono (su probabile preesistente insediamento celtico), sulla riva destra del Po, la prima e dunque più antica colonia romana, Placentia, avamposto militare contro le invasioni dei Galli. Grazie alle grandi opere (disboscamento, bonifica del territorio, costruzione della Via Emilia, arteria principale della Pianura Padana) realizzate dai coloni romani che vi si stabiliscono, Piacenza diviene in breve tempo una città sempre più importante, centro del sistema viario romano, tanto che lo stesso Giulio Cesare fissa qui, per un breve periodo, il suo quartier generale. Piacenza medievaleDevastata durante le invasioni barbariche, la città subisce le dominazioni bizantina e gotica, per divenire dapprima capoluogo di un ducato longobardo e, in conseguenza all'avvento dirompente del Cristianesimo, dominio dei vescovi. L'anno Mille rappresenta anche per Piacenza un momento di sviluppo demografico, sociale ed economico, in cui la città, grazie alla sua posizione strategica, assume un ruolo di primo piano per il traffico di merci e di uomini. Diventata nel 1126 un libero comune, conosce in questi anni il suo massimo splendore, che culmina nell'adesione alla Lega Lombarda e nella sconfitta del Barbarossa, sancita dalla Pace di Costanza del 1183. Piacenza nel periodo delle SignorieCon la crisi delle istituzioni comunali, Piacenza diventa il terreno di scontro delle più facoltose famiglie della città, che si fronteggiano per assumerne la guida. In questo travagliato periodo si susseguono al potere numerose dinastie, gli Scotti o Scoto, i Pallavicino, i Visconti e gli Sforza. Una famiglia nobiliare che faceva parte dei capitanei del Vescovo di Piacenza, furono i Confalonieri, che avevano il privilegio di accompagnare l'insediamento del nuovo vescovo in Cattedrale con un ben descritto cerimoniale, e questo privilegio era riservato espressamente al "più anziano della stirpe" dei Confalonieri. La casata vanta un insigne avo: San Corrado Confalonieri eremita del Terzo Ordine di San Francesco, nato in Calendasco di Piacenza nel 1290 e morto in fama di santità nella grotta 'dei miracoli' presso Noto in Sicilia. I Farnese a PiacenzaDopo numerosi anni di scontri e diatribe fra Stato e Chiesa, la città diviene, insieme a Parma, territorio della Chiesa. Con il nuovo nome di Ducato di Parma e Piacenza, viene assegnata ai Farnese, che ne restano regnanti per quasi due secoli. I Borbone a Piacenza e la sconfitta di NapoleoneAll'estinzione della nobile casata dei Farnese, segue un periodo burrascoso ed incerto in cui, in diciotto anni, si susseguono sei governi, periodo che si conclude solamente quando il trono passa nelle mani dei Borbone di Spagna. Dopo cinquant'anni di relativa tranquillità, la città viene conquistata dalle armate di Napoleone. In tale periodo vengono avviate importanti riforme e l'intera provincia viene annessa all'impero napoleonico integralmente. La dominazione francese dura solo quattordici anni, fino alla sconfitta del Bonaparte ed al Congresso di Vienna del 1814, che sancisce un nuovo assetto politico e territoriale europeo. Maria Luigia d'AustriaIn questa nuova Europa, il ducato di Parma e Piacenza viene assegnato a Maria Luigia d'Austria. Sovrana molto amata dai suoi sudditi, Maria Luigia riesce a valorizzare Piacenza dal punto di vista culturale ed artistico, come nessun altro aveva fatto. Alla sua morte Piacenza chiede ed ottiene, prima fra tutte le città, l'annessione al Piemonte, guadagnandosi per questo il titolo di "Primogenita". L'affrancamento dall'AustriaDopo la sconfitta di Custoza, la città cade nuovamente sotto la dominazione austriaca che, caratterizzata da una forte repressione nei confronti dei patrioti, crea profondi malcontenti fra la popolazione e sfocia nella seconda guerra di indipendenza. Questo scontro significherà per Piacenza l'affrancamento dall'Austria e l'annessione al regno sardo, poi regno d'Italia. La nascita industrialeNegli anni immediatamente successivi, la città rimane esclusa dal processo di sviluppo economico che coinvolge molti centri italiani e solo verso la fine del XIX secolo cominciano a nascere anche qui le prime sporadiche realtà industriali, e si fa presto strada un nuovo soggetto sociale, il ceto operaio; da questo momento, Piacenza diventa parte attiva del processo di sviluppo economico che sta travolgendo l'intero Paese e anche qui inizia a godere di un nuovo benessere, mai conosciuto prima. La Grande GuerraSe la prima guerra mondiale porta a Piacenza, sede di un importante stabilimento bellico, ricchezza e lavoro, il prezzo che la provincia deve pagare per questa nuova prosperità è rappresentato dal sacrificio dei numerosi soldati caduti in battaglia. Il Fascismo a PiacenzaDurante gli anni successivi, caratterizzati dal regime fascista, la città registra un forte sviluppo architettonico, con la costruzione di nuovi quartieri residenziali e popolari. L'agricoltura resta il settore trainante e non si registrano significativi cambiamenti nel sistema economico. Con il declino del regime fra la popolazione cresce il malcontento per la difficile situazione sociale, e trovano spazio numerose brigate partigiane. Il DopoguerraL'eccezionale ripresa economica che Piacenza conosce negli anni cinquanta, porta la città a godere di uno sviluppo industriale senza precedenti nel campo dell'agricoltura e dei trasporti, di un significativo aumento demografico e del boom urbanistico che ne consegue. Sulle colline del Piacentino vengono scoperti e perforati i primi pozzi petroliferi d'Italia (per la terza volta al mondo, dopo Romania e Stati Uniti). In pianura, presso la località di Cortemaggiore, viene individuato un giacimento di metano particolarmente significativo in grado di dare una spinta decisiva al boom italiano del Dopoguerra. Nasce in quella occasione il cane a sei zampe della Supercortemaggiore, allora simbolo e motivo d'orgoglio per una nazione in forte crescita, oggi marchio di Eni (la principale multinazionale italiana). Economia, trasportiLa struttura dell'economia è prevalentemente industriale con piccole e medie imprese, soprattutto manifatturiere. Seguono il settore commerciale, la produzione di servizi alle imprese e il settore delle costruzioni. Punti di eccellenza sono presenti nella robotica e nell'automazione industriale. Rilevanti per qualità e quantità sono il settore agricolo e le attività di trasformazione ad esso collegate. Personaggi celebriPiacenza e la sua provincia vantano una lunga serie di personaggi celebri, dalla storia ad oggi. Tra i più importanti nativi del capoluogo, di ieri e di oggi, si ricordano i santi Corrado Confalonieri e Gerardo, piacentini erano i genitori dell'umanista Lorenzo Valla che nacque a Roma, il papa Gregorio X, il beato Giovanni Battista Scalabrini (fondatore dell'ordine degli Scalabriniani), il cardinale e primo ministro di Spagna Giulio Alberoni, il letterato Pietro Giordani, i pittori Gustavo Foppiani, Armodio, Carlo Berté, lo scrittore e politico Melchiorre Gioia, lo stilista Giorgio Armani, i calciatori Filippo e Simone Inzaghi, il sociologo Francesco Alberoni, il fotografo Oliviero Toscani nato a Milano ha dichiarato origini piacentine, il regista televisivo Beppe Recchia, il modello Manuel Casella, la showgirl Barbara Chiappini ed i cantanti Gianni Pettenati, Fiordaliso e Mariangela. Piacenza ha ospitato diversi membri della famiglia Guadagnini, famosi liutai, tra i quali Lorenzo Guadagnini (1685 - 1746) che spesso si firmò "Placentinus" e Giovanni Battista Guadagnini (1711 - 1786), il più importante rappresentante della famiglia. Diversi sono anche i piacentini celebri della provincia. Tra di essi si ricordano: i cardinali Ersilio Tonini di San Giorgio Piacentino e Agostino Casaroli (Cardinal Segretario di Stato del Vaticano, equivalente alla carica di Ministro degli Esteri) di Castel San Giovanni, il regista Marco Bellocchio proveniente da Bobbio, il pattinatore di Gossolengo Ippolito Sanfratello (vincitore della medaglia d'oro alle Olimpiadi invernali di Torino 2006), l'attrice Isabella Ferrari e la ballerina Mia Molinari entrambe originarie di Ponte dell'Olio. Secondo alcuni studiosi, il navigatore Cristoforo Colombo sarebbe originario di Bettola, paese dal quale proviene il politico Pier Luigi Bersani, attuale ministro per lo Sviluppo Economico. Giuseppe Verdi, nato in terra parmense a Roncole frazione di Busseto, da una famiglia d'origini piacentine, raggiunte fama e ricchezza andò a risiedere nella tenuta acquistata a Sant'Agata di Villanova sull'Arda, in provincia di Piacenza, dove sperimentò tecniche agricole d'avanguardia, diede il suo contributo ad iniziative socio assistenziali e rivestì pure la carica di consigliere provinciale. TradizioniLa zona della provincia più conservatrice per quanto riguarda il folklore è l'area dell'Appennino, cioè quella rimasta più isolata da certe influenze esterne e dalla modernità. Il patrimonio delle tradizioni di buona parte dell'Appennino Piacentino è riconducibile a quello dell'area delle Quattro province. Con questo nome si definisce un territorio prevalentemente montuoso suddiviso amministrativamente tra le province di ben quattro regioni distinte: Genova (Liguria), Piacenza (Emilia-Romagna), Pavia (Lombardia) e Alessandria (Piemonte), dove la gente ha mantenuto per secoli usi e costumi molto simili. Ciò è evidente soprattutto per quanto riguarda la musica, i balli e le feste popolari. Le alte valli piacentine comprese in questo territorio sono la Val Trebbia, la Val Tidone, la Val d'Aveto e, soprattutto, la Val Boreca, mentre la Val Nure risente in maniera minore di questo patrimonio e la Val d'Arda ne è esclusa. Musica e balliLa musica dell'Appennino Piacentino, in particolare nell'area delle Quattro province, è tradizionalmente eseguita con piffero dell'Appennino, müsa (simile alla piva più comune in Val Nure) e fisarmonica. Il clarinetto è quasi del tutto sparito negli ultimi decenni. La müsa, una cornamusa appenninica ad un solo bordone, è forse lo strumento più caratteristico e che attira le maggiori curiosità. Al giorno d'oggi vi sono solo un paio di costruttori e anche i suonatori sono rimasti in pochi. Lo strumento cadde in disuso ad inizio del XX secolo, soppiantata dalla più moderna fisarmonica. Negli ultimi anni è ricomparsa ed è tornata ad accompagnare il piffero, unendosi addirittura alla fisarmonica. È possibile ascoltare i suonatori di questi strumenti alle feste da ballo nei paesi e nelle frazioni dell'Appennino Piacentino (o in quelli delle tre province limitrofe) o in alcuni festival folkloristici che si tengono in estate. In occasione di sagre, feste del patrono, festival folkloristici, celebrazioni della Pasqua o del Carnevale è possibile assistere all'esibizione degli strumenti tipici che eseguono musiche da ballo come la giga (a due o a quattro), la monferrina o l'alessandrina. Esisteva un tempo anche la bisagna, danza scomparsa e recentemente ricostruita nel comune di Ferriere. Qualcuno l'ha ricordata come un ballo eseguito coi bastoni (come il morris celtico), dopo che per anni era riproposta solo come musica per piffero essendo andati perduti i passi. Altre fonti non citano l'uso dei bastoni. Curioso è il bal dal frì o bal dal ferì (ballo del ferito), un ballo di gruppo in forma ludica. Festività e celebrazioniSull'Appennino è possibile ancora assistere alle feste legate al ritorno della primavera. Si tratta del calendimaggio, che generalmente si svolge la sera del 30 aprile. Una festa di natura pagana, di probabile origine celtica (forse collegata a Beltaine), diffusa in quasi tutta l'Europa e che in Italia sopravvive nelle zone montane. Sull'Appennino Piacentino questo evento è noto anche come Carlin di Maggio, mentre sui monti della Val Tidone è celebrato come festa d'la galëina grisa (festa della gallina grigia). Da aprile a ottobre ha luogo un'infinità di sagre paesane in tutta la provincia. In questi appuntamenti si possono degustare i piatti ed i prodotti tipici, tra cui la "burtlëina", i "chisulén" (anche noti come torta fritta), i salumi DOP (la coppa, protagonista di un'importante festa, il salame e la pancetta), il salame cotto e gli spiedini accompagnati dai vini tipici locali DOC dei Colli Piacentini", fra tutti il rosso Gutturnio. Infine, il 13 dicembre Santa Lucia da Siracusa: come in altre località della Lombardia, del Veronese e del Trentino, anche nel Piacentino questo giorno è molto atteso dai bambini, cui la Santa durante la notte farà visita con l'asinello per dispensare loro dolci e doni di ogni sorta. Cucina e gastronomiaLa gastronomia piacentina vanta di diversi piatti tipici che col tempo sono diventati molto noti anche al di fuori della provincia stessa, come i pisarei e fasö e i tortelli alla piacentina (con le code, ovvero chiusi "a caramella" secondo l'abitudine cittadina, quadrati in provincia). Un baluardo della gastronomia piacentina sono i salumi dei quali i tre più famosi, contrassegnati dal marchio DOP, sono il salame piacentino, la coppa piacentina e la pancetta piacentina. Il Piacentino è l'unica provincia italiana ad annoverare ben tre salumi DOP. Altri non contrassegnati D.O.P. sono la mariola (grosso e corto salame), il salame gentile e il lardo che, pestato (pistä d' gras), viene anche usato come ingrediente in diversi piatti. Essi costituiscono un immancabile antipasto, ma altri celebri sono il salame cotto, i ciccioli (chimati graséi in piacentino), la bortellina (burtlëina in piacentino) della Val Nure, Val Trebbia e Val Tidone (sorta di frittella di farina, accompagnata coi salumi o coi formaggi), il chisulén o torta fritta (tipica di solo di alcuni comuni della Bassa Val d'Arda, ma comunissima in altre province dell'Emilia-Romagna a volte col nome di gnocco fritto) sempre in abbinamento coi salumi, il batarö (focaccina della Val Tidone), la polenta fritta e la gustosa torta di patate della montagna. Le salse più note sono la salsa di noci e il pesto di matrice ligure sull'Appennino (zona che ha sempre risentito dell'influenza di Genova e della Liguria), la salsa di prezzemolo e la salsa di fegatini alla Farnese. Tra i primi piatti vi sono i già citati pisarei e fasö (gnocchetti di pane e farina con condimento di sugo ai fagioli) e tortelli alla piacentina, gli anolini o anvëin (pasta fresca con ripieno di carne) in brodo, gli anolini all'uso di Castell'Arquato e della Val d'Arda (variante di quelli appena citati), i panzerotti alla piacentina (cilindretti di pasta fresca al forno ripieni di ricotta, bietole e grana padano), i tortelli di zucca (differenti da quelli di Mantova e Cremona), i tortelli di castagne tipici della montagna, i malfatti di Bobbio, i maccheroni fatti con l'ago da calza (macaron cun l'agùcia) di Bobbio, le mezze maniche dei frati (sorta di grossi maccheroni ripieni), le tagliatelle o le trofie con salsa di noci tipiche della montagna e della Liguria, il risotto alla Primogenita, il risotto coi funghi, il riso e verza (con costine di maiale), il risotto coi fegatini, il risotto coi codini di maiale. Comunissimi tra i secondi sono l'anatra e la faraona arrosto, la pìcula d' caval (pìcula di cavallo), lo stracotto d'asina, la bomba di riso di Bobbio, le lumache alla bobbiese, il tasto o tasca (punta di vitello ripiena) variante della cima alla genovese che è di casa sull'Appennino Piacentino, la delicata anguilla in umido, l'anguilla marinata nota come burattino o büratëin, gli zucchini ripieni dell'Appennino mostrano chiare tracce liguri e, tra i secondi più poveri, il merluzzo in umido e la famosa polenta disponibile in tantissime varianti (concia, con ciccioli, con la pìcula ecc.). I formaggi D.O.P. sono il Grana Padano conosciuto in tutto il mondo e il Provolone Val Padana, ma in montagna vengono ancora prodotti formaggi con latte di pecora, capra e vacca (famoso quello da cui escono i vermi saltaréi). Non esiste una grande tradizione dolciaria, comunque i dessert non mancano: i turtlìt (tortelli dolci), le crostate, il latte in piedi, il buslàn (ciambella) e i buslanëin (ciambelline) e la spongata molto comune in Val d'Arda, una torta probabilmente di origine ebraica diffusa anche in provincia di Parma. Comunissima sulle tavole del Piacentino, così come in altre zone della Lombardia e dell'Emilia, è la torta sbrisulona nata però a Mantova. Come si nota da questo lungo elenco di ricette della provincia, un riconoscimento va al paese di Bobbio che può vantare un buon numero di ricette locali, se non una propria cucina. EnologiaMolto diffusa nel Piacentino è anche la viticoltura (ci sono documentazioni che affermano la conoscenza della vite nel territorio tra il 2000 e il 700 a.C.), che apporta alla provincia di Piacenza, vasta notorietà nel campo dell'enologia. Infatti diversi sono i vini prodotti sui colli piacentini, tra i quali vini bianchi come: Malvasia, Ortugo, Trebbianino Val Trebbia; e vini rossi come: Bonarda, Gutturnio e Barbera, e altri ancora, che hanno ottenuto il riconoscimento di vini DOC. I vini DOC del Consorzio Colli Piacentini sono ben 21: Gutturnio, Gutturnio Classico, Gutturnio Superiore, Gutturnio Riserva, Barbera, Bonarda, Bonarda Spumante, Cabernet Sauvignon, Pinot Nero, Ortrugo, Trebbianino Val Trebbia, Monterosso Val d'Arda, Malvasia, Sauvignon, Val Nure, Chardonnay, Pinot Grigio, Pinot V.S.Q.P.R.D., Vin Santo, Vin Santo di Vigoleno, Novello. Comuni principaliPiacenza - 99.150 abitanti Fiorenzuola d'Arda - 13.845 abitanti Castel San Giovanni - 12.651 abitanti Rottofreno - 9.670 abitanti Podenzano - 7.991 abitanti
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Comune di Piacenza Piacenza |
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 | | Stato: | Italia | | Regione: | Emilia-Romagna | | Provincia: | Piacenza | | Coordinate: | Latitudine: 45° 3′ 0′′ N Longitudine: 9° 42′ 0′′ E | |
| | Altitudine: | 61 m s.l.m. | | Superficie: | 118 km² | | Abitanti: | | | Densità: | 806 ab./km² | | Frazioni: | San Bonico, Pittolo, La Verza, Mucinasso, I Vaccari, Roncaglia, Montale, Borghetto, Le Mose, Mortizza, Gerbido | | Comuni contigui: | Calendasco, Caorso, Caselle Landi (LO), Corno Giovine (LO), Gossolengo, Gragnano Trebbiense, Podenzano, Pontenure, Rottofreno, San Rocco al Porto (LO), Santo Stefano Lodigiano (LO) | | CAP: | 29100 | | Pref. tel: | 0523 | | Codice ISTAT: | 033032 | | Codice catasto: | G535 | | Nome abitanti: | piacentini | | Santo patrono: | Sant'Antonino di Piacenza, Santa Giustina | | Giorno festivo: | 4 luglio | | | | |
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Piacenza (Piasëinsa in piacentino) è un comune italiano di 99.150 abitanti, capoluogo dell'omonima provincia. Posta fra Emilia e Lombardia, la città e la sua provincia risentono in maniera assai notevole dell'influenza di Milano, alla cui regione economica appartengono per molti aspetti e alla quale hanno spesso legato i propri destini.
GeografiaPiacenza è situata nella Pianura Padana ad un'altitudine di 61 metri s.l.m. e sorge sulla riva destra del Po, dove in esso confluiscono il fiume Trebbia a ovest e il torrente Nure ad est della città. Ad una quindicina di chilometri in direzione sud, compaiono i declivi dei Colli Piacentini, prime propaggini dell'Appennino Ligure, le cui vette si possono osservare, come quelle alpine più distanti, in giornate di bel tempo particolarmente limpide . La posizione geografica ne ha da sempre determinato le sorti strategico-militari e ne ha fatto un importante nodo autostradale e ferroviario. ClimaPiacenza è la città dell'Emilia-Romagna con il clima più continentale; di conseguenza gli inverni sono leggermente più rigidi delle altre città più ad est come Bologna e Ferrara e le precipitazioni risultano maggiori. Le minime invernali registrate soventemente sono inferiori anche a quelle delle città della Lombardia e non è infrequente che Piacenza detenga il record di città con le temperature più basse d'Italia. La vicinanza della città al fiume Po ha come conseguenza che, in tutti i periodi dell'anno, il clima piacentino è caratterizzato da una forte umidità: d'inverno si manifesta con grande frequenza il fenomeno della nebbia, d'estate le condizioni meteorologiche sono spesso di afa opprimente. In inverno non sono frequenti le nevicate mentre d'estate la temperatura è spesso elevata. La temperatura massima media in gennaio è 3-4 gradi mentre in luglio 29-31 gradi. La temperatura minima media in gennaio è -3 gradi mentre in luglio 16-17 gradi. Rare le giornate ventose, frequenti solo nei mesi di Aprile e Maggio Storia Evoluzione demograficaAbitanti censiti 
Luoghi d'interesse e culturaPiacenza è una città d'arte che dispone di un ragguardevole patrimonio artistico, frutto di una storia millenaria. PalazziNumerosi sono i palazzi nobiliari di notevole valore caratterizzati da bellissimi giardini. Piacenza risulta appunto "città di palazzi" come nessun altro centro della Val Padana. Mancando una corte fissa (il Palazzo Farnese non fu sempre sede della famiglia dal momento che dopo un certo periodo la capitale ducale fu trasferita a Parma ), i nobili ebbero la possibilità di ostentare il proprio rango con lussuose opere architettoniche. Tra i vari, si ricordano odierna sede della Banca d'Italia. Palazzo Scotti di Sarmato (noto anche come Collegio Morigi) opera di Giuseppe Marione del 1780 con fronte posteriore a loggiato aperto a "U". Stucchi, tempere e affreschi pregiati adornano lo scalone e il salone d'onore. Palazzo Landi fu edificato nel Medio Evo, ma la sua ricostruzione, da parte di maestri lombardi, è di fine XV secolo. Oggigiorno è sede del Tribunale. Palazzo Costa Palazzo Somaglia
Splendidi sono i giardini privati del centro storico, racchiusi fra i palazzi ai quali donano ulteriore bellezza, quasi nascosti alla vista dei passanti. Si rendono visibili tramite raffinate cancellate in ferro battuto. Danno particolare lustro alla città: il Palazzo Comunale, anche detto il Gotico, fu edificato nel 1281 per volere di Alberto Scoto, reggente guelfo della città. Avrebbe dovuto essere quadrangolare secondo il progetto, ma l'opera rimase incompiuta per lo scoppio di una grave pestilenza. A causa della depressione economica causata dalla peste il progetto fu interrotto e venne realizzato solo il lato nord. Grande esempio di architettura civile dell’epoca, ricalca lo stile dei broletti lombardi e si caratterizza per la merlatura a coda di rondine, la cornice ornata da archetti, la torretta centrale che racchiude il campanone oltre a due torrette laterali. Il lato lungo è provvisto di cinque arcate i cui archi sono a sesto acuto. E’ finemente ornato in marmo rosa nella parte inferiore ed in cotto decorato a motivi geometrici in quella superiore. Archi a pieno centro con snelle trifore caratterizzano il piano superiore. Il rosone sovrasta il lato corto, a tre arcate. Nel salone architravato, abbellito da raffigurazioni pittoriche, si tengono conferenze o eventi particolari quali le mostre. Palazzo Farnese, importante edificio la cui costruzione venne iniziata nel 1568 su desiderio di Ottavio Farnese (secondo duca di Parma e Piacenza) e di sua moglie, Margherita d'Austria, figlia di Carlo V di Spagna. Il progetto iniziale venne elaborato da Francesco Paciotto da Urbino e il cantiere fu affidato ai maestri murari Giovanni Bernardo Dalla Valle, Giovanni Lavezzari e Bernardo Panizzari detto il Caramosino. Il progetto venne poi modificato nel 1589, quando l'architetto Jacopo Barozzi detto Il Vignola, ne prese parte, modificandone l'alzata. Purtroppo il palazzo non venne terminato infatti i lavori subirono una lunga pausa nel 1568 per mancanza di fondi e per assenza di una direzione competente ma anche per il disinteressamento di Margherita d'Austria. Soltanto nel 1588 riaprirono i cantieri su interesse di Alessandro Farnese e dei figli Ranuccio I Farnese (1670), e Ranuccio II Farnese (1690) che si adoperarono ad ornare sale con splendide decorazioni e arredamenti preziosi. Purtroppo dal 1731, anno di decesso dell'ultimo duca della dinastia Farnese, inizia un lungo periodo di decadenza che terminò solo nel 1909 quando iniziarono le prime opere di restauro. Al giorno d'oggi ospita varie rassegne culturali ed è sede del Museo Civico.
Altri da menzionare sono Palazzo del Governatore , edificio del XVIII secolo, in stile neoclassico opera di Lotario Tomba. Sulla facciata presenta un orologio ai cui lati sono posti una meridiana solare e un calendario perpetuo.E' inoltre la sede della Camera del Commercio Palazzo dei Mercanti, di origine seicentesca, attuale sede del comune.
Il Palazzo Comunale, il Palazzo del Governatore e il Palazzo dei Mercanti si trovano nella Piazza dei Cavalli (Piasa Caväi o, più semplicemente, la Piasa per i piacentini), da sempre considerata il centro della città e della sua vita. Prende il nome dalle due statue equestri raffiguranti Ranuccio e Alessandro Farnese, realizzate da Francesco Mochi da Montevarchi tra il 1612 e il 1628. ChieseIl Duomo, edificato tra il 1122 e il 1233, è un esempio importantissimo di architettura romanica. I lavori furono iniziati nel 1122 e si conclusero nel 1233 e furono sostenuti dall'intera cittadinanza. Sulla facciata di marmo rosa e arenaria sono presenti due contrafforti e alcune gallerie cieche con sottili colonnine. I portali sono tre, sormontati da protiri e ornati da capitelli, architravi, formelle e cariatidi. L'interno è decorato da sontuosi affreschi, realizzati tra i secoli XIV e XVI, da Camillo Procaccini e da Ludovico Carracci. Quelli seicenteschi che impreziosiscono la cupola sono opera di di Pier Francesco Mazzucchelli, detto il Morazzone e di Giovanni Francesco Barbieri detto il Guercino. Il presbiterio ospita una scultura in legno del 1479, un coro ligneo di Giangiacomo da Genova (1471) e statue di scuola lombarda del secolo XV. La cripta ha la forma a croce greca con 108 colonnine romaniche e raccoglie le reliquie di Santa Giustina, santa alla quale era dedicata la prima cattedrale cittadina, crollata in seguito ad un terremoto nel 1117. Il duomo fu proprio costruito sulle macerie del preesistente luogo di culto.
La chiesa di San Francesco si trova in Piazza Cavalli all'incrocio con Via XX Settembre. È realizzata in stile gotico lombardo del XII secolo (1278-1373). Sulla facciata sono visibili due contrafforti, un rosone, una cuspide e alcune guglie, mentre archi rampanti sono presenti sui lati; su quello destro è ancora esistente parte dei chiostri di cui rimane un porticato. Al suo interno, ornato di affreschi del XV e XVI secolo, venne proclamata l'annessione della città al Regno del Piemonte nel 1848.
La basilica di Sant'Antonino, patrono della città, è un altro esempio di romanico ed è caratterizzata da una grossa torre ottagonale. Fu voluta da san Vittore, il primo vescovo dela città, intorno al 350 e fu ultimata nel 375; conserva le reliquie di Antonino, martire cristiano ucciso presso Travo, in Val Trebbia. Fu sottoposta a varie opere di ristrutturazione in seguito ai danneggiamenti delle popolazioni barbariche calate nel Nord Italia. A lato vi è un chiostro edificato nel tardo Quattrocento. Tra i dipinti e gli affreschi, sono da menzionare quelli di Camillo Gervasetti del 1622. Nel 1183 ospitò i delegati della Lega Lombarda e l'imperatore Federico Barbarossa che vi si riunirono per firmare i preliminari della pace di Costanza.
La basilica di San Savino, dedicata al secondo vescovo cittadino dopo san Vittore le cui spoglie sono raccolte nella cripta, fu consacrata nel 1107. Fu edificata nel 903, ma subì alcune distruzioni dopo l'invasione degli Ungari, per cui venne ricostruita. Il prospetto ed il portico sono infatti risalenti ai secoli XVII-XVIII. Nel presbiterio si trova un mosaico policromo del XII secolo, mentre un altro della stessa epoca è presente nella cripta. Lo stile romanico lombardo caratterizza gli interni ornati da raffinati capitelli antropomorfi. Sopra l'altare è collocato un crocefisso ligneo del XII secolo, il sui autore è ignoto.
San Giovanni in Canale è un tempio fondato nel 1220 dai Domenicani. Tre campate ampliarono a metà del secolo XVI gli interni gotici di questo complesso; nella stessa epoca venne anche ampliato il coro. Tra i vari monumenti sepolcrali che vi si conservano vi è una tomba dipinta, unica a Piacenza, ed il grande sarcofago della famiglia Scotti.
La rinascimentale Santa Maria di Campagna si trova in Piazzale delle Crociate, così chiamato perché in questo luogo papa Urbano II bandì la prima crociata nel 1095. Fu edificata tra il il 1522 e il 1528 per poter conservare più degnamente una Madonna lignea policroma, detta "della Campagnola" venerata come miracolosa. La pianta aveva inizialmente forma greca, ma in seguito assunse una forma a croce latina rovesciata in seguito all'allungamento del presbiterio. La chiesa è facilmente riconoscibile grazie all'imponente tiburio ottagonale e alla lanterna. Splendidi gli affreschi opera del Il Pordenone (Giovanni Antonio Sacchi) che abbelliscono la cupola e due cappelle poste sul lato sinistro. Altre opere sono di Galeazzo, Antonio, Giulio e Bernardino Campi, Camillo Procaccini, Guercino, Malosso, De Longe, Bibiena, Stern e Avanzini. La chiesa rappresenta forse il maggior capolavoro raggiunto dall'architetto piacentino Alessio Tramello
San Sisto è un'altra opera rinascimentale che vanta un prezioso coro ligneo del 1514. I lavori vennero iniziati nel XIV secolo dove antecedentemente si trovava un tempio edificato nell'874 per volere dell'imperatrice Angilberga ed è la prima opera religiosa dell'architetto Alessio Tramello nella sua maturità. Ospita la copia del capolavoro di Raffaello Sanzio "Madonna Sistina", l'originale del Raffaello, eseguito per la chiesa piacentina, venne venduto dai benedettini nel 1754 ad Augusto III re di Polonia ed Elettore di Sassonia. Ancora oggi la "Madonna Sistina", con i suoi angioletti, è l' ambasciatrice più conosciuta della pinacoteca di Dresda "Alte Meister" ove rappresenta il pezzo piu' pregiato. La basilica di San Sisto, per secoli il principale monastero benedettino della città prima che le soppressioni decretassero l'allontanamento definitivo dei religiosi, sta tornando ad appropriarsi di capitoli importanti della sua storia, trascurati in passato a causa delle traversie, prima napoleoniche e poi post-unitarie, dalle quali il monumentale complesso ne è uscito separato in due. La quasi totalità del monastero risulta oggi occupata dai militari del Secondo Reggimento Genio Pontieri e gli spazi in uso a San Sisto, trasformata in parrocchia, comprendono la chiesa e una piccola parte dell'edificio un tempo dimora dei benedettini. In quest'ala si stanno concentrando i restauri. Ingresso gratuito.
San Sepolcro, è un altro importante tempio realizzato da Alessio Tramello tra il XV e il XVI secolo. La verticalità della facciata è accentuata dalla presenza di contrafforti, mentre un portale barocco contribuisce ad arricchirla. il nome forse deriva da un pellegrino piacentino che, tornato dalla visita del Santo Sepolcro a Gerusalemme, nel 938 fece edificare un luogo di culto che poi andò distrutto. In epoca napoleonica fu riadattata come ospedale militare e solo nel 1903 fu nuovamente riconsacrata alla preghiera.
Del XVI secolo è la chiesa di Sant'Agostino; sconsacrata, ora ospita varie mostre. La facciata granitica è in stile neoclassico, realizzata da Camillo Morigi. È l'unica chiesa della città i cui interni, ampi ed armoniosi, presentano cinque navate. Frammenti di affreschi del Malosso sono visibili sulle pareti del transetto.
Teatri, musei e universitàFino al 1798 esisteva il Teatro della Cittadella che venne distrutto da un incendio e fu successivamente sostituito con il Teatro Municipale, inaugurato nel 1804. Progettato dall'architetto Lotario Tomba, ha una facciata ispirata a quella del Teatro della Scala di Milano. Alessandro Sanquirico, scenografo presso il teatro milanese, fu appunto il decoratore degli interni. I lavori di ristrutturazione degli ultimi decenni hanno, fra l'altro, trasformato l'ex Sala degli Scenografi (posizionata al di sopra della Sala Grande) in un piccolo teatro di 320 posti. La dimora dei Farnese oggi ospita i Musei Civici di Palazzo Farnese, divisi in sezioni dedicate al Medio Evo, al Rinascimento, ai Fasti Farnesiani, ai Vetri e alle Ceramiche, oltre alla Pinacoteca, all'Armeria, al Museo delle Carrozze, al Museo Archologico e al Museo del Risorgimento. Il Museo di Storia Naturale ha sede presso Palazzo Scotti ed è suddiviso nelle sezioni Botanica, Zoologia e Scienze della Terra. Importanti sono l'erbario ottocentesco e la collezione ornitologica. In città è presente anche la Galleria d'Arte Moderna "Ricci Oddi", una delle principali d'Italia. Raccoglie più di settecento opere dall'Ottocento ai giorni nostri. Importanti sono anche la Biblioteca Comunale Passerini-Landi e soprattuto il Collegio Alberoni. Quest'ultimo, un vasto complesso architettonico, è dotato di una Pinacoteca, un Osservatorio Astronomico, un Museo di Scienze Naturali, una biblioteca e la chiesa di San Lazzaro. In città si trovano una sede dell' Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano con cinque facoltà (Agraria, Giurisprudenza, Economia e Commercio, Scienze della Formazione, Sociologia), una sede del Politecnico di Milano (Architettura e Ingegneria) e il Conservatorio di Musica "Giuseppe Nicolini". EconomiaLa fiera di Piacenza è una delle più antiche della regione Emilia-Romagna. Il nuovo complesso espositivo posto alle porte della città è gestito attualmente da Piacenza Expo. Grazie al profondo radicamento della borghesia agricola nel tessuto cittadino a Piacenza venne fondata Federconsorzi, nel 1892. Andrà poi in crisi dopo un secolo di vita. Piacenza ha affidato il suo futuro alla logistica. Grazie alla sua posizione baricentrica tra le grandi capitali industriali del nord e alla presenza di autostrade e linee ferroviarie di rilevanza nazionale (cfr. la sezione seguente Trasporti), l'amministrazione cittadina ha stimolato l'insediamento di numerosi centri logistici presso la frazione Le Mose, nella zona est della città. Ikea ha qui uno dei centri di smistamento più grandi d'Europa. Particolarmente vivaci i settori della meccanica avanzata (Mandelli e Jobs) e materiale petrolifero (valvole, tubi, giunti speciali, etc). L'industria legata alle forniture petrolifere nasce a Piacenza grazie ai primi ritrovamenti della fine dell'Ottocento sulle colline di Veleja Romana (frazione del comune di Lugagnano Val d'Arda) del petrolio e soprattutto con la scoperta dei giacimenti di Cortemaggiore negli anni cinquanta. TrasportiLa posizione della città fra Torino, Bologna e Genova e la vicinanza di Milano fanno di Piacenza un importante nodo ferroviario ed autostradale. È posta lungo le linee ferroviarie Milano-Roma, Torino-Bologna e Genova-Bologna. La stazione ferroviaria è interessata da un forte flusso pendolaristico diretto a Milano, prevalentemente, e Parma, i cui viaggiatori provengono non solo dalla città ma anche dalle medie e basse valli della Trebbia, del Nure e da parte di quella del Tidone (che già si avvale della stazione di Castel San Giovanni) Vi si intersecano inoltre le autostrade A1 (Milano-Napoli) e A21 (Torino-Piacenza-Brescia). Le uscite autostradali cittadine e i relativi caselli sono quattro: due lungo l'A1 (Piacenza Nord presso Guardamiglio -LO- e Piacenza Sud) e due lungo l'A21 (Piacenza Ovest e Piacenza Est). I trasporti pubblici in città e provincia sono gestiti dall'azienda Tempi (Trasporti e Mobilità Piacentini). Per il trasporto aereo, gli scali più vicini sono l'aeroporto di Parma e i tre aeroporti lombardi: aeroporto di Milano-Malpensa, aeroporto di Milano-Linate e l'aeroporto di Bergamo-Orio al Serio presso Bergamo. SportÈ sede della squadra calcistica Piacenza Calcio (attualmente in serie B) e della squadra di pallavolo di Serie A1 Copra Volley Piacenza. Sono presenti inoltre diverse squadre di rugby tra cui: "Termoraggi Piacenza Rugby" e "Lyons Rugby". Nel baseball è rappresentata dal "Piacenza Baseball" e dai "Red Devils Piacenza", dal basket dall'Unione Cestistica Piacentina, mentre nella pallanuoto dalla Rarinantes Everest.
Curiosità La città delle tre "C"Piacenza è da alcuni conosciuta come “la città delle tre C”. Tale soprannome, probabilmente introdotto da visitatori esterni, non sembra essere molto noto agli abitanti della città e della provincia. Chiese, caserme e conventi sarebbero infatti, a detta di qualcuno, una caratteristica del luogo (o chiese, caserme e "casini" secondo i detrattori). È effettivamente famosa per essere la città con più chiese (un centinaio secondo alcuni, sebbene alcune siano scomparse in seguito ai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale), dopo Roma, retaggio di una consistente e secolare tradizione cristiana. Numerosissimi, per le dimensioni della città, sono pure i conventi di suore e di frati: più di 15 complessi, quasi tutti dismessi o modificati nella loro destinazione d'uso. Vista la posizione geografica, è sempre stata sede di numerose caserme nel corso della sua storia (in città si trova tuttora l'arsenale militare) che, secondo un'opinione discutibile, avrebbero spinto folte schiere di prostitute ad esercitare la professione a Piacenza (da cui i dileggi sulla presenza dei "casini"). In rapporto alla popolazione, è anche la città col maggior numero di banche e gli abitanti dell’intera provincia in diverse occasioni si sono visti al primo posto della classifica tra gli italiani con i più cospicui depositi bancari. A tal proposito, qualcuno ha ridefinito "le tre C piacentine" come chiese, caserme e conti correnti. Insieme alla provincia, Piacenza ha un ricco patrimonio di castelli e palazzi nobiliari. Personaggi celebriLa città e la provincia, teatri naturali amati da grandi uomini (Ernest Hemingway su tutti), hanno dato alla luce numerose persone illustri e di grande spessore. Tra i più importanti nativi del capoluogo, di ieri e di oggi, si ricordano i santi Corrado Confalonieri e Gerardo, piacentini erano i genitori dell'umanista Lorenzo Valla che nacque a Roma, il papa Gregorio X, il beato Giovanni Battista Scalabrini (fondatore dell'ordine degli Scalabriniani), il cardinale e primo ministro di Spagna Giulio Alberoni, il letterato Pietro Giordani, i pittori Gustavo Foppiani, Armodio, Carlo Berté, lo scrittore e politico Melchiorre Gioia, lo stilista Giorgio Armani, i calciatori Filippo e Simone Inzaghi, il sociologo Francesco Alberoni, il fotografo Oliviero Toscani nato a Milano ha dichiarato origini piacentine, il regista televisivo Beppe Recchia, il modello Manuel Casella, la showgirl Barbara Chiappini e i cantanti Fiordaliso, Gianni Pettenati e Mariangela. Piacenza ha ospitato diversi membri della famiglia Guadagnini, famosi liutai, tra i quali Lorenzo Guadagnini (1685 - 1746) che spesso si firmò Placentinus e Giovanni Battista Guadagnini (1711 - 1786), il più importante rappresentante della famiglia. È nato a Piacenza anche il regista Enzo Latronico. Numerosi sono anche i cittadini celebri della provincia, tra di essi si ricordano: i cardinali Ersilio Tonini ed Agostino Casaroli, il regista Marco Bellocchio, il pattinatore Ippolito Sanfratello (vincitore della medaglia d'oro alle Olimpiadi Invernali di Torino 2006), l'attrice Isabella Ferrari e la showgirl Mia Molinari. Secondo alcuni studiosi, il navigatore Cristoforo Colombo sarebbe originario di Bettola, paese dal quale proviene il politico Pier Luigi Bersani, attuale ministro per lo Sviluppo Economico. In ambito musicale, si ricorda il compositore Alfonso Fratus De Balestrini. Quartieri storici e zone caratteristicheViale Pubblico Passeggio(Facsal) è la passeggiata nel verde del centro storico. Ombreggiato da platani secolari e in posizione di rilievo sulle mura cittadine rinascimentali, il viale si presta ad una passeggiata o a un po' di relax sulle numerose panchine di cui è disseminato. Rimane il luogo di ritrovo sia per i giovani che per gli anziani della città Via Taverna (la Strä Lvä o Strä Alvä) con la vicina Via Campagna era una delle zone più popolari del centro storico. Tuttora sono considerate residenza di chi è piacentino da mille generazioni (i cosiddetti piasintëin dal sass) e luogo della "piacentinità" per antonomasia. Era detta Strada Levata poiché si trova in una posizione più alta rispetto ad altre vie limitrofe come Via Campagna Via XX Settembre (la Strä Drita), nota per i suoi balconi in ferro battuto, collega le importanti Piazza Duomo e Piazza Cavalli. È attualmente la via dello shopping per eccellenza, insieme al Corso Vittorio Emanuele (San Raimond o, più recentemente, al Curs). In alcuni periodi storici era chiamata anche la Strä di Urévas (la Strada degli Orefici) perché vi si trovavano diverse botteghe di oreficeria La muntä di rat è la caratteristica scalinata che collega Via Mazzini alla più bassa Via San Bartolomeo (San Burtlamé). Secondo la tradizione popolare, era detta "montata dei topi" perché questi roditori l'avrebbero percorsa al fine di lasciare le zone cittadine più basse e adiacenti al Po durante le alluvioni e le piene del fiume. In realtà è più probabile che l'etimologia sia riconducibile a "montata ratta", espressione che stava ad indicare una ripida salita Porta Galera un tempo era un altro quartiere popolare del centro storico. I piacentini chiamavano così le parti terminali di Via Scalabrini e Via Roma, con relative adiacenzae, comprese nella parrocchia di Sant'Anna. Oggi la zona è popolata da numerosi stranieri, specialmente da comunità arabe e sudamericane Sant'Agnese quartiere al limitare del centro storico che porta il nome della patrona dei barcaioli, essendo ubicato poco lontano dalla riva del Po.
Cena BiancaIn occasione del solstizio d'estate, il 21 giugno 2006, circa 250 persone hanno partecipato alla prima "Cena Bianca" d'Italia. I partecipanti, ritrovatisi attorno alla basilica di Sant'Antonino e tutti vestiti di bianco, portavano un mazzo di fiori e una candela ciascuno, dello stesso colore. L'evento si ispira al "diner blanc" che si tiene ogni anno, lo stesso giorno, a Parigi nei pressi della cattedrale di Notre Dame. Festività e celebrazioniIl 4 luglio si festeggia il patrono della città Sant'Antonino. In questa occasione si incontrano l'autorità politica rappresentata dal sindaco, e quella religiosa rappresentata dal vescovo cattolico, con il tradizionale dono del cero. Si tiene anche una fiera costituita da un'imponente numero di bancherelle che occupano il Viale del Pubblico Passeggio dalle prime luci dell’alba sino a notte. Il 22 maggio è celebrata la festa di Santa Rita da Cascia. L'importante evento per i piacentini devoti alla "Santa della Rosa", è caratterizzato da una Messa nella "Chiesa dei Cappuccini" (sul cui sagrato vengono distribuite ai fedeli rose benedette e gagliardetti raffiguranti la Santa in preghiera) e da una lunga processione di auto per la benedizione, che inizia al mattino e termina la sera tardi, mandando completamente in tilt il traffico urbano. Stemma, gonfalone, onorificenzeStemmaLo stemma di Piacenza rappresenta uno scudo colorato a sinistra di rosso e a destra di bianco. La parte rossa in cui è raffigurato un quadrato bianco o argenteo costituisce anche lo stemma della Provincia di Piacenza. Questa metà rimanda alle insegne della Legione Tebana, ai tempi di Diocleziano, con la quale era arruolato il martire cristiano e patrono Antonino. Nella tradizionale iconografia, infatti, il santo protettore è ritratto mentre regge il vessillo militare. La placca quadrata probabilmente rappresenta il tipico accampamento romano, il castrum. Nella parte bianca viene raffigurata la lupa capitolina, emblema di Roma. Ciò simboleggia lo stato di "civitas romana" (e il conseguente dono delle insegne con la lupa) di cui la città, prima colonia fondata dai romani insieme a Cremona nel 218 a.C., fu omaggiata. Onorificenze conferite alla CittàLa città di Piacenza è : Tra le 27 Città decorate con Medaglia d'Oro come "Benemerite del Risorgimento nazionale" per le azioni altamente patriottiche compiute dalla città nel periodo del Risorgimento. Periodo, definito dalla Casa Savoia, compreso tra i motti insurrezionali del 1848 e la fine della prima Guerra Mondiale nel 1918.
 | «Prima fra le città italiane, il 10 maggio 1848, con plebiscito pressoché unanime, votava la sua annessione al Piemonte, meritando dal Re Carlo Alberto l'appellativo di Primogenita.» | |
Tra le Città decorate al Valor Militare per la Guerra di Liberazione perché è stata insignita della Medaglia d'Oro al Valor Militare nel 1996 (dall'allora presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro), per i sacrifici delle sue popolazioni e per la sua attività nella lotta partigiana durante la Seconda Guerra Mondiale.
Città gemellatePiacenza è gemellata con le seguenti città d’Europa: Galleria fotografica | La basilica di Sant'Antonino
| La chiesa di San Francesco
| | Un particolare di Palazzo Landi (sede del tribunale)
| I Giardini Margherita dopo una nevicata
| La scalinata nota come Muntä di rat
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| Ultima modifica per la pagina: 10:10, 29 mar 2007. contributors by it.wiki / GFDL
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