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Submitted by sergio on Thu, 2006-10-05 07:35.

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Veneto


Regione del Veneto
Veneto - Bandiera
Veneto - Stemma
Stato: Italia
Zona:Italia nord-orientale 
Capoluogo:Venezia
Superficie:18.391,22 km²
Abitanti:
4.759.8722006
Densità:258 ab./km²
Province:Belluno, Padova, Rovigo, Treviso, Venezia, Verona, Vicenza
Comuni:Elenco dei 581 comuni
 
«Il Veneto è la mia Patria. Sebbene esista una Repubblica Italiana, questa espressione astratta non è la mia Patria. Noi veneti abbiamo girato il mondo, ma la nostra Patria, quella per cui, se ci fosse da combattere, combatteremmo, è soltanto il Veneto. Quando vedo scritto all'imbocco dei ponti sul Piave fiume sacro alla Patria, mi commuovo, ma non perché penso all'Italia, bensì perché penso al Veneto.»

(Goffredo Parise, Il Corriere della Sera, 7 febbraio 1982)

Il Veneto (in veneto, Vèneto) è una regione dell'Italia Nord-Orientale con oltre 4,7 milioni di abitanti, con capoluogo Venezia. Confina a est con il Friuli-Venezia Giulia e con il Mar Adriatico (Golfo di Venezia), a nord con l'Austria (Tirolo e Carinzia), a nord-ovest con il Trentino-Alto Adige, a ovest con la Lombardia, a sud con l'Emilia-Romagna. Grazie al suo patrimonio paesaggistico, storico, artistico ed architettonico, il Veneto è, con olte 60 milioni di turisti all'anno, la regione più visitata d'Italia. Le lingue più parlate sono il veneto, il ladino (in numerosi comuni della Provincia di Belluno), il friulano (nel Mandamento di Portogruaro), il cimbro (nell'Altopiano di Asiago, nella Lessina veronese e nel comune di Sappada) e l'italiano, benché solo quest'ultimo avesse, fino agli anni novanta, status ufficiale. La proposta di legge volta a riconoscere il veneto come lingua ufficiale regionale in esame dal 2007 al Consiglio Regionale Veneto è stata approvata a stragrande maggioranza e nessun voto contrario il 28 Marzo 2007 [1]. Il Veneto è una delle due regioni d'Italia i cui abitanti sono riconosciuti ufficialmente come «popolo» dal Parlamento Italiano[1].

 

 Generalità

Il territorio attuale della regione Veneto è stato popolato in epoca preistorica dai Veneti[2]; da allora la storia di questa terra è stata indissolubimente legata al popolo indoeuropeo da cui ha tratto il nome.

 Bandiera e Stemma

 Il Gonfalone di San Marco

Secondo la tradizione, fu l'Evangelista Marco ad iniziare la conversione al Cristianesimo delle città della X Regio Venetia et Histria nel primo secolo d.C., fondando quello che doveva divenire il Patriarcato di Aquileia. Narra la leggenda che sulla via del ritorno da Aquileia, una violenta tempesta sospinse la sua nave nella Laguna Veneta, facendola incagliare sui lidi delle isole ancora disabitate di Rialto. Scampato alla tempesta, l'evangelista scese a terra, si coricò presso la riva e si addormentò. Gli apparve in sogno un angelo del Signore, che gli disse: "Pax Tibi, Marce, Evangelista Meus, hic requiescet corpus tuum ...". Questa profezia si ritenne avverata quando nell'828, Bon da Malamocco e Rustego da Torcello riuscirono a trafugare il corpo del Santo sepolto ad Alessandrio d'Egitto, ormai terra d'infedeli. Ebbe così inizio un legame fortissimo fra i veneti e San Marco, ancora oggi estremamente sentito. Non appena il corpo dell'Evangelista giunse a Venezia, San Marco fu adottato come protettore della Repubblica Veneta che stava iniziando a far valere la propria autonomia rispetto all'Impero Bizantino; non è un caso che il nuovo protettore vada a sostituire quel San Teodoro, greco, che sarebbe stato imposto da Narsete, generale bizantino. San Marco divenne non solo protettore ma anche sovrano della città e dello stato: il doge derivava la sua autorità direttamente da san Marco, rendendo superflua qualunque investitura imperiale. L'evangelista comincia a comparire sui vessilli veneti a partire dal XII secolo (la prima citazione è del 1177), inizialmente riportando l'immagine del santo e quindi, a partire dal '300, sostituendolo con il suo simbolo, il Leone alato. Questi veniva riportato in varie fogge, col tempo si impose la positura araldica del leone passante per la bandiera, mentre sugli stemmi e i sigilli compariva normalmente in posizione di fronte e accovacciato, tradizionalmente detto "in mołeca", dal nome veneto del granchio nella fase in cui cambia il guscio. Quanto ai colori, inizialmente sugli stendardi compariva il leone rosso in campo bianco, successivamnete si consolidò l'uso del leone d'oro in campo rosso (cremisi o rosso veneziano). Per gli stemmi si utilizzava normalmente il campo d'azzurro. Da notare che l'azzurro è da tempi antichissimi un colore associato ai veneti, tanto che in latino venetus era sinonimo di azzurro; azzurro era il colore delle fanterie venete. La bandiera e lo stemma attuali della regione riprendono in gran parte la simbologia e la tradizione araldica della Repubblica Veneta, anche se l'utilizzo del leone passante per lo stemma non ha riscontro storico. I colori prevalenti sono l'oro, il rosso (cremisi) e l'azzurro; la bandiera riprende con le sette code (una per provincia), l'uso delle frange del Gonfalone di San Marco, di possibile derivazione persiana.

 Geografia

Il Veneto per zone altimetriche
Il Veneto per zone altimetriche

Con una superficie di 18390 kmq, il Veneto costituisce l'ottava regione italiana per superficie. Il punto più a settentrione è Cima Vanscùro (al confine con l'Austria) e il punto più meridionale è costiuito dalla Punta di Bacucco (foce del Po di Ariano o di Goro). Il suo territorio è morfologicamente molto vario, con una prevalenza di pianura (56,4%), ma anche estese zone montuose (29,1%) e, in minor misura, collinari (14,5%). La montagna veneta comprende il 70% della totalità delle Dolomiti nella Provincia di Belluno: quest'area, di particolare bellezza e di alto valore turistico, include il Cadore, il Comelico, l'Ampezzano, l'Agordino. Fra i rilievi più importanti, la Marmolada, le Tre Cime di Lavaredo, il Pelmo, le Tofane, il Civetta. Il tratto collinare è molto variegato ed include le Prealpi Venete, dal Cansiglio ad oriente fino ai Monti Lessini ad occidente, passando per il massiccio del Grappa e l'Altopiano di Asiago; Nella pianura veneta sono presenti i maggiori rilievi collinari dell'intera Pianura Padana: i Colli Euganei, che si ergono, nettamente isolati, a sud-ovest di Padova, seguiti, a poca distanza, dai Colli Berici (a sud di Vicenza). La pianura veneta è attraversata da alcuni fra i piu importanti fiumi italiani, da sud a nord, il Po, l'Adige, il ( o la) Brenta, il (o la) Piave, la Livenza e il Tagliamento, oltre che da una serie di canali artificiali di scolo e di irrigazione. Avvicinandosi al mare la pianura si confonde con alcune delle zone anfibie piu interessanti ed estese d'Italia, quali il Delta del Po (costituisce un Parco Regionale) e la Laguna Veneta, limitata a sud dalla foce del Brenta pressoChioggia e a nord dal fiume Sile, che scorre nell'antico alveo della Piave; più a nord si trova la laguna di Caorle, oggi isolata dalla laguna di Venezia, ma anticamente integrata nello stesso sistema lagunare che si estendeva da Ravenna fino a Grado. Ad ovest, a cavallo fra Veneto, Lombardia e Trentino, si trova il bacino del Garda, il più esteso lago italiano.

 SIC - Siti di Interesse Comunitario

Questi sono, per quanto concerne la Regione Veneto, i siti di rilevante importanza in ambito CEE relativi alle Regioni Biogeografiche Alpina e Continentale.
Le località - definite Siti di Interesse Comunitario, e spesso indicate con l'
acronimo SIC - sono state proposte tramite deliberazione di Giunta Regionale n. 2673 del 6 agosto 2004 avente ad oggetto "Direttiva 79/409/CEE, Direttiva 92/43/CEE, D.P.R. 8 settembre 1997, n. 357 Ricognizione e revisione dei Siti di Importanza Comunitaria e delle Zone di Protezione Speciale con riferimento alla tutela delle specie faunistiche segnalate dalla Commissione Europea" e pubblicata nel Bollettino Ufficiale Regionale n. 97 del 28 settembre 2004.

  • Gruppo del Sella
  • Gruppo Marmolada
  • Val Visdende – Monte Peralba – Quaternà
  • Monte Pelmo – Mondeval - Formin
  • Lago di Misurina
  • Massiccio del Grappa
  • Gruppo del Visentin: M. Faverghera – M. Cor
  • Passo di San Boldo
  • Monte Dolada versante sud est
  • Val Tovanella Bosconero
  • Valli del Cismon – Vanoi: Monte Coppolo
  • Torbiera di Lipoi
  • Pale di San Martino: Focobon, Pape – San Lucano – Agner – Croda Granda
  • Fontane di Nogarè
  • Torbiera di Antole
  • Lago di Santa Croce
  • Torbiere di Danta
  • Torbiere di Lac Torond
  • Aree palustri di Melere, Monte Gal e Boschi di Col d’Ongia
  • Valpiana – Valmorel (Aree palustri)
  • Dolomiti d’Ampezzo
  • Foresta del Cansiglio
  • Gruppo del Popera – Dolomiti d’Auronzo e di Val Comelico
  • Val Talagona – Gruppo Monte Cridola – Monte Duranno
  • Gruppo AntelaoMarmarole – Sorapis
  • Dolomiti Feltrine e Bellunesi
  • Civetta – Cime di San Sebastiano
  • Comelico – Bosco della Digola – Brentoni - Tudaio
  • Fiume Piave dai Maserot al confine con la Provincia di Treviso
  • Colli Euganei - Monte Lozzo
  • Colli Euganei - Monte Ricco
  • Grave e zone umide della Brenta
  • Palude di Onara e corso d'acqua di risorgiva S. Girolamo
  • Muson vecchio, sorgenti e roggia Acqualonga
  • Dune di Donada e Contarina
  • Dune di Rosolina e Volto
  • Dune Fossili di Ariano Polesine
  • Rotta di S. Martino
  • Gorghi di Trecenta
  • Fiume Po: tratto terminale e delta veneto
  • Monte Cesen
  • Colli Asolani
  • Montello
  • Perdonanze e corso del Monticano
  • Bosco di Basalghelle
  • Bosco di Cessalto
  • Fontane Bianche di Lancenigo
  • Laghi di Revine
  • Palù del Quartier del Piave
  • Bosco di Gaiarine
  • Bosco di Cavalier
  • Fiume Sile dalle sorgenti a Treviso Ovest
  • Ambito fluviale del Livenza e corso inferiore del Monticano
  • Grave del Piave - Fiume Soligo - Fosso Negrisia
  • Fiume Sile da Treviso Est a San Michele Vecchio
  • Fiume Meschio
  • Fiume Meolo e Vallio
  • Penisola del Cavallino: biotopi litoranei
  • Bosco del Lison
  • Ex cave di Villetta di Salzano
  • Bosco di Carpenedo
  • Laguna del mort e pinete marittime di Eraclea
  • Cave di Gaggio
  • Cave di Noale
  • Palude Le Marice - Cavarzere
  • Ex cave di Martellago
  • Bosco Zacchi
  • Lidi di Venezia: biotopi litoranei
  • Laguna medio - inferiore di Venezia
  • Laguna superiore di Venezia
  • Bosco Nordio
  • Laguna di Caorle – foce Tagliamento
  • Dune residue del Bacucco
  • Fiumi Reghena e Lemene - Canale Taglio e rogge Limitrofe - Cave di Cinto Maggiore
  • Laghetto del Frassino
  • Fontanili di Povegliano
  • Val Galina e Progno Borago
  • Palude del Busatello
  • Palude del Feniletto
  • Palude di Pellegrina
  • Palude del Brusà - Le Vallette
  • Basso Garda
  • Sguazzo di Rivalunga
  • Fiume Adige tra Verona Est e Badia Polesine
  • Fiume Adige tra Belluno Veronese e Verona Est
  • Monti Lessini: Cascate di Molina
  • Monte Luppia e P.ta San Vigilio
  • Monti Lessini: Ponte di Veja, Vaio della Marciosa
  • Monte Baldo: Val dei Mulini, Senge di Marciaga, Rocca di Garda
  • Monte Pastello
  • Monte Baldo Ovest
  • Monti Lessini - Pasubio - Piccole Dolomiti Vicentine
  • Monte Baldo Est
  • Granezza
  • Ex Cave di Casale – Vicenza
  • Fiume Brenta dal confine trentino a Cismon del Grappa
  • Buso della Rana
  • Altopiano dei Sette Comuni
  • Colli Berici
  • Massiccio del Grappa
  • Monti Lessini - Pasubio - Piccole Dolomiti Vicentine
  • Torrente Valdiezza
  • Bosco di Dueville e risorgive limitrofe
  • Biotopo "Le Poscole"

 Storia

La storia del Veneto è in gran parte comune a quella della più vasta regione del Nord-est della penisola italiana, situata tra il confine del Mare Adriatico e tutta la catena delle Alpi Orientali, che comprende Trentino-Alto Adige, Veneto e Friuli-Venezia Giulia.

 Protostoria e Storia Antica

Abitato già nella preistoria, dapprima insediamento degli Euganei, fu in epoca protostorica occupato dal popolo dei Veneti. Tito Livio, nativo di Padova, inizia la sua monumentale storia di Roma con il mito di Antenore che, fuggendo da Troia in fiamme e guidando un gruppo di Troiani e di Eneti, popolo alleato proveniente dalla Paflagonia, giunge nell'attuale Golfo di Venezia. Nella terra estesa tra le Alpi e il mare Adriatico, dopo aver scacciato gli Euganei, si insediano così queste genti che nel loro insieme si chiameranno Veneti. Antenore stesso sarebbe stato il fondatore di Padova. Secondo una leggenda analoga Diomede avrebbe fondato Adria. Sono comunque di certa origine venetica molte importanti città, quali Concordia, Oderzo (fra le più antiche - VIII sec. a.C.), Este, Treviso, Belluno, Altino, Vicenza e forse Verona.

La provenienza anatolica dei Veneti adriatici non è accettata da tutti gli autori antichi ed è ancor oggi oggetto di discussione. Le fonti antiche tramandano l'esistenza di vari filoni dell'etnìa veneta, dalla Bretagna, alla Lusazia, fra Germania e Polonia, all'Epiro in Grecia, all'Asia Minore. Legati all'etnico veneto sarebbero diversi toponimi (ad es. la Vindelicia, regione corrispondente all'attuale Baviera, Vindebona - l'attuale Vienna) e i nomi attribuiti a popoli di origine slava in diverse lingue europee. Secondo alcuni studiosi, sarebbero queste testimonianze di un'unica civiltà indoeuropea che si estendeva dal Baltico all'Adriatico, riconducibile ai cosidetti popoli dei Campi delle Urne.

Il processo di romanizzazione della Venetia è avvenuto in maniera graduale e senza traumi o conquiste manu militari, dato che veneti e romani erano popoli alleati. Le relazioni politico-militari con i romani iniziano nel III sec. a.C. : nel 225-222 veneti e cenomani stringono un'alleanza militare con Roma contro gli insubri, i boi e i gesati, fornendo secondo Polibio un contingente di 20.000 uomini. I galli saranno battuti nella storica battaglia di Clastidium nel 222. Nel 181 a.C. la deduzione della colonia di Aquileia comportò un rafforzamento dei tradizionali rapporti di collaborazione fra veneti e romani.

In epoca augustea il territorio dei veneti venne unificato e dotato di riconoscimento ufficiale con la creazione della Regio X Venetia et Histria, con Padova come prima capitale cui successivamente subentrò Aquileia. Nonostante gli sconvolgimenti che ebbero luogo nei primi secoli d.C., La sostanziale omogeneità e unità di questo territerio non venne intaccata, tanto che Diocleziano la trasformò in Provincia Venetiae et Histriae, mantenendone i confini sostanzialemte inalterati.

Nei primi secoli d.C. iniziò il processo di Cristianizzazione del Veneto. Centro di irradiamento della nuova religione fu Aquileia, metropoli della Venezia, in cui il Cristianesimo era giunto probabilmente per mare. Secondo la tradizione fu San Marco Evangelista a fondare la Chiesa di Aquileia, consacrandone vescovo Sant'Ermagora, martire sotto Nerone[3]. Egli avrebbe inoltre inviato il greco Prosdocimo ad evangelizzare Padova, Asolo, Vicenza, Treviso, Altino ed Este. All'evangelizzazione di Verona avrebbe contribuito una comunità cristiana proveniente dall'Africa romana; africano è anche San Zeno, patrono della città.

 Storia Medievale

 Dal V all'XI secolo - La rottura dell'unità territoriale veneta -

Le prime infiltrazioni di tribù barbariche nel territorio della regione ebbero luogo già nel 168-169 d.C. con il saccheggio di Oderzo ad opera dei Quadi e dei Marcomanni. Fu tuttavia a partire dal V sec. d.C. che le incursioni si fecero ripetute e più devastanti (Goti, Eruli, Unni). Ciononostante, il quadro regionale restava ancora sostanzialmente unitario; lingua, scrittutra, istituzioni, tecniche agricole e manifatturiere, pur indebolite, sopravvissero all'impatto di questa ondata barbarica [4].

Fu solo a partire dal 568 d.C., con la ben più formidabile e corposa fiumana dei Longobardi - quest'ultima invasione è descritta da Paolo Diacono nella sua Historia Langobardorum - che iniziò a crearsi (tra il VI e l'VIII secolo) una divisione sempre più netta tra la Venetia interna, sotto il dominio longobardo e la Venetia maritima dipendente dall'impero bizantino e dall'esarcato di Ravenna. Gran parte delle popolazioni e le autorità religiose si trasferirono dalle città dell'interno ai centri lagunari (Grado, Caorle, Civitas Nova-Heraclea, Torcello, Malamocco, Olivolo, Chioggia, oltre alle oggi scomparse Ammiana e Costanziaca).

Con la conquista longobarda di Ravenna alla metà dell'VIII secolo, il territorio lagunare acquista una sempre maggiore indipendenza dall'impero bizantino di cui rimane formalmente dipendente. Dal trasferimento della sede del dux bizantino da Civitas Nova sulla terraferma, a Malamocco, nelle isole lagunari (e da qui agli inizi dell'VIII secolo a "Rivo Alto", l'attuale Rialto), prende origine la città di Venezia. All'811 risale il primo atto giuridico in cui la sovranità del Ducato è ufficialmente sancita: il trattato fra Carlo Magno e l'Impero di Bisanzio. A sancire la separazione anche formale fra i due mondi (seppur una certa osmosi continuò sempre ad esistere) occorse la definizione dei confini (terminatio) fra il Ducatus Venetiarum e il Regnum Langobardorum, siglato dal re Liutprando e dal primo doge Paulicio Anafesto.

Nella Terraferma veneta, che stava conoscendo un rapido declino, alla guida delle principali città si installarono dei duchi longobardi. Una certa continuità della vita cittadina fu garantita dai vescovi, divenuti riferimenti autorevoli in campo morale, culturale e sociale. Anche dal punto di vista religioso fu sancita nell'827 una divisione fra il mondo del Veneto continentale e della Venezia marittima: i vescovi della terraferma continuarono ad essere sottoposti alla sede metropolita di Aquileia, mentre il fitto reticolo di nuove sedi diocesane sorte nella laguna riconobbe come referente il patriarca di Grado.

L'avvento dei Franchi che subentrarono ai Longobradi nel IX sec., cosituendo nel bacino padano ilRegnum Italia, non cambiò le cose. Un tentativo di Pipino, figlio di Carlo Magno di annettersi la Venetia Maritima, formalmente dipendente da Bisanzio, fu efficacemente respinto dai venetici. Il vuoto di poteri, la dilagante conflittualità, le terribili aggressioni degli Ungari, che afflissero il Veneto continentale, ebbero termine verso la metà del X sec., col ristabilimento dell'autorità imperiale da parte di Ottone I: egli aggregò nel 962 un vasto territorio dell'Italia nord-orientale al ducato di Baviera e successivamente, nel 976 al ducato di Carinzia. L'organismo che ne derivò, aventi finalità di cerniera fra Germania e Italia, fu chiamato, dal nome della sua principale città, Marca Veronese. Da questa si staccarono nel 1027 il territorio della diocesi di Trento, che si organizzò in principato ecclesiastico e il Friuli nel 1077, che iniziò una sua autonoma parabola storica sotto l'autorità dei Patriarchi di Aquileia.

 Dal XII al XIV Secolo - Comuni, Signorie e ascesa del Ducato di Venezia -

 Storia Moderna

Venezia, grazie alle immense fortune ricavate attraverso i suoi commerci marittimi e terrestri con tutto il mondo allora conosciuto, divenne la più potente tra le quattro Repubbliche marinare della penisola italica, che si contendevano il dominio commerciale delle rotte del Mediterraneo. Espandendo il suo dominio sui territori circostanti, attorno al 1400, costituì uno stato, la Serenissima Repubblica, i cui confini si estesero oltre quelli dell'antica regio romana, comprendendo parte della Lombardia, l'Istria, la Dalmazia, e vari teritori d'Oltremare.

 Storia Contemporanea

Alla fine del XVIII secolo la Serenissima Repubblica fu invasa da Napoleone Bonaparte e da questi ceduta, dopo una serie di saccheggi e di scontri sanguinosi (Pasque Veronesi) all'Austria in cambio del Belgio. La Repubblica fu divisa in più parti dall'Austria, le singole parti furono delle semplici province dell'impero Austriaco, senza funzioni di Stato. Il governo austriaco fu in generale benevolo, amministrazione abbastanza efficiente ed onesta, cercò di realizzare un certo benessere per i suoi sudditi, ma non molto liberale. La parte corrispondente all'incirca all'attuale Regione Veneto, rimase così per circa 60 anni, come parte del Regno Lombardo-Veneto, sotto la dominazione dell'Impero Austro-Ungarico. Partecipò ai moti risorgimentali con l'eroica ribellione e resistenza di Venezia del 1848-1849. In seguito alla guerra Austro-Prussiana del 1866, battaglia di Sadowa, l'Austria fu sconfitta e dovette cedere il Veneto a Napoleone III. Il trattato di pace di Vienna firmato il 3 ottobre 1866 disponeva testualmente che la cessione del Veneto (con Mantova e Udine) al Regno d'Italia (che beneficiava della vittoria prussiana pur essendo stata sconfitta dall'Austria per terra a [[Battaglia di Custoza|Custoza e per mare a Lissa) dovesse aversi sotto riserva del consenso delle popolazioni debitamente consultate. Napoleone III procedette all'organizzazione di un plebiscito, in onorevole ottemperanza del trattato di pace, tuttavia fu soggetto a forti pressione da parte di casa Savoia, affinché cedesse anzitempo le fortezze ed il controllo militare della regione in anticipo sull'esito del plebiscito ed anche alla stessa organizzazione del plebiscito. Il conte di Gramont, cui fu affidato provvisoriamente il territorio del Veneto attuale, più Mantova e il Friuli (Pordenone-Udine), cercò di rispettare l'impegno. Le pressioni di casa Savoia furono tali che alla fine Napoleone III ordinò al conte di Gramont di ritirarsi e di consegnare le fortezze e di lasciar occupare il Veneto alle truppe di casa Savoia. Così il plebiscito fu organizzato da casa Savoia, che lo organizzò in modo da non dover contrattare nulla con i Veneti, che secondo alcuni persero così l'ultimo sprazzo di autonomia e libertà. L'accesso alle operazioni di voto, come per altri plebisciti dell'epoca (ad esempio: quello svolto per l'annessione di Nizza alla Francia), e per ogni altra consultazione elettorale dell'epoca, escluse le donne e fu limitato per censo: interessò pertanto solo una parte minoritaria della popolazione (meno di 650.000 votanti su un totale di 2.603.009 residenti). Il risultato (646.789 sì; 69 no; 567 voti nulli), rispecchiò, secondo alcuni studi storici, l'assoluta mancanza di segretezza nel voto e di trasparenza nelle conseguenti operazioni di scrutinio. In tal modo, la sostanziale sconfitta militare del Regno d'Italia nella Terza guerra di indipendenza italiana del 1866 si trasformò in un successo politico per casa Savoia.

Il dominio di casa Savoia non fu proficuo sotto l'aspetto economico, la pressione fiscale maggiore di quella austriaca, i servizi inferiori, e la burocrazia meno valida della proverbiale burocrazia austriaca. Alla perdita dei mercati dell'Europa centrale seguì un periodo di crisi economica. Dopo l'annessione al Regno d'Italia e sino alla I guerra mondiale ebbe luogo una intensa emigrazione dal Veneto, particolarmente verso Argentina, Uruguay e Brasile. Durante la I guerra mondiale parte del territorio subì gravi danni.

Il fenomeno dell'emigrazione riprese nel primo dopoguerra, diretto in massima parte verso gli stessi Paesi dell'America Latina che avevano ricevuto le precedenti ondate migratorie provenienti dal Veneto. Fu una emigrazione un poco meglio organizzata.

La II Guerra Mondiale apportò nuove distruzioni, soprattutto a causa dei bombardamenti aerei (particolarmente feroce quello che colpì e rase al suolo gran parte di Treviso). A guerra finita, riprese l'emigrazione che interessò, oltre ad Argentina, Uruguay e Brasile, Venezuela, Colombia, Stati Uniti, Canada e Australia. Flussi migratori a breve termine si ebbero inoltre verso il Belgio, la Francia e la Germania.

Una ricerca del CSER (Centro Studi Emigrazione - Roma) stima in circa 3.300.000 le persone emigrate negli anni dal 1876 al 1976 dal Veneto, di fatto la regione italiana a maggior emigrazione in tale periodo (seconda è la Campania, con 2.500.000). Si calcola che ci siano nel mondo circa 9 milioni di oriundi veneti.

A partire dagli anni ottanta del XX secolo l'emigrazione si esaurì e, da allora, il Veneto è divenuto terra d'immigrazione. Molti dei nuovi arrivati sono in realtà cittadini italiani, emigrati negli anni duri, che ritornano ai loro paesi; talvolta essi parlano una versione della lingua veneta più arcaica di quella ora utilizzata nel Veneto. Nelle ultime elezioni i cittadini italiani residenti all'estero hanno potuto votare.

L'imponente aumento del livello medio di istruzione scolastica nel Veneto ha creato una consistente sottooccupazione intellettuale, con lavori provvisori inadeguati a molti giovani laureati, che non gradiscono più molti lavori. Si ha quindi il fenomeno di una certa disoccupazione nelle categorie colte e di una certa necessità di immigrazione per certi lavori semplici.

 Galleria immagini

 Inquadramento amministrativo

Dal 1946 il Veneto è una regione della Repubblica Italiana. Nel 1971, approvando con legge costituzionale lo Statuto [2] della regione Veneto, il Parlamento italiano ha riconosciuto agli abitanti della regione la definizione di «popolo» (l'unica altra regione con questa peculiarità è la Sardegna).

Tuttavia questa definizione di popolo rimase senza effetto reale; il Veneto non riuscì mai a raggiungere lo statuto di Regione Autonoma. Ultimamente (2006) sono stati effettuati vari referendum, con esito positivo, da parte di comuni confinanti con le Regioni del Trentino-Alto Adige e del Friuli-Venezia Giulia, per ottenere il passaggio dalla Regione Veneto alle regioni autonome confinanti. Il procedimento costituzionale richiede che i referendum con esito positivo vengano esaminati per l'approvazione finale dal parlamento nazionale. Questi referendum sono ora di competenza del parlamento appena eletto (aprile 2006).

Un fronte bipartisan di consiglieri della Regione Veneto, in questo momento 2007 , si sta muovendo per portare in parlamento una proposta di legge che possa riconoscere al Veneto l'autonomia fiscale , sempre nella consapevolezza che ,in quanto regione ricca , una parte delle entrare debba andare alle regione più disagiate del sud d'Italia.

 Amministrazioni

Le province venete
Le province venete
  • Comuni della provincia di Belluno (69)
  • Comuni della provincia di Padova (104)
  • Comuni della provincia di Rovigo (50)
  • Comuni della provincia di Treviso (95)
  • Comuni della provincia di Venezia (44)
  • Comuni della provincia di Verona (98)
  • Comuni della provincia di Vicenza (121)

 Proverbi veneti

  • Candeeora (padovano)
Da ea Madona Candeeora dell'inverno semo fora;
ma se piove e tira vento, dell'inverno semo drento.
  • Nadae (padovano)
Da Nadae un piè de gae,
da Pasqueta un'oreta.
  • [Stagioni e luoghi]
Se te vol patir e pene dell'inferno
va a Trento d'istà e a Feltre d'inverno.
  • sior Intento (padovano)
Ea storia de sior Intento
che dura poco tempo
e mai no'ea se destriga
vuto che teea conta
o vuto che teea diga?
  • Per sottolineare l'assoluto disinteresse nei riguardi del lavoro da parte di una persona (Treviso)
Ghe piaxe far el mestier de Micheaso,
magnar, bevar e ndar a spaso.
  • [Città Venete]
Venessiani gran signori,
Padovani gran dotòri,
Vicentini magnagàti,
Veronesi tuti mati
  • S:Antonio 17 gennaio
A S.Antonio se gh'è el giaso el le desfa
e se non el gh'è el le fà

 Cultura

  • Artisti di scuola veneta
  • Gruppi e musicisti veneti

 Sport

 Principali impianti sportivi

  • Stadio "Marcantonio Bentegodi" di Verona
  • Stadio "Euganeo" di Padova
  • Stadio "Omobono Tenni" di Treviso
  • Stadio "Pierluigi Penzo" di Venezia
  • Stadio "Romeo Menti" di Vicenza
  • Stadio Comune Mario Battaglini
  • PalaVerde

 Principali società sportive

Baseball:

  • San Martino Junior Baseball Softball
  • Baseball Softball Rovigo
  • Palladio Baseball Vicenza

Calcio:

Serie A

  • ChievoVerona Associazione Calcio

Serie B

  • Hellas Verona Football Club
  • Treviso Foot-Ball Club 1993
  • Vicenza Calcio (in passato denominata anche Lanerossi Vicenza e ACIVI cioè Associazione del Calcio in Vicenza)

Serie C1

  • Padova Calcio
  • Venezia 1907 Associazione Calcio

Serie C2

  • Bassano Virtus
  • Rovigo Calcio

Serie D

  • Associazione Calcio Belluno 1905


Football americano:

  • Vicenza 69ers (American Flag Football)
  • Redskins Verona
  • Mariners Venezia

Hockey in-line:

  • Ghosts Hockey Team Padova
  • Caoduro Diavoli Vicenza
  • Asiago Vipers

Hockey su ghiaccio:

  • Hockey Club Alleghe
  • Associazione Sportiva Asiago Hockey
  • Sportivi Ghiaccio Cortina
  • Falchi Bosco Hockey Club
  • Agordo Hockey

Hockey su pista:

  • Infoplus Bassano Hockey 54
  • G.S. Hockey Trissino
  • Ass. Hockey Breganze
  • A. S. Hockey Thiene
  • A.S. Hockey Sandrigo
  • Hockey Marzotto Valdagno
  • Zichele Roller Bassano

Pallacanestro:

  • Benetton Pallacanestro Treviso
  • A.S. Pallacanestro Femminile Schio
  • Scaligera Basket Verona
  • Reyer Maschile Venezia
  • Libertas Basket Rovigo
  • Vicenza Basket Giovane (Serie C1)
  • U.S. Pro Pace Pallacanestro Padova
  • Junior Basket PataviumPetrarca Padova
  • Basket Roncaglia

Pallamano:

  • CUS Venezia Handball
  • Unione Sportiva Torri
  • Pallamano Vigasio
  • Pallamano Tassina Rovigo
  • Handball Club Padova
  • Pallamano Vicentina Handball
  • Handball Club Belluno
  • Pallamano Dossobuono serie A1 femminile

Pallavolo:

  • API Pallavolo Verona
  • Sisley Volley Treviso
  • Sempre Volley
  • Fiorese Bassano Volley (Serie A2)
  • Vicenza Volley Group
  • Venezia Volley
  • Pallavolo Rovigo
  • Volley Club Padova
  • Jesolo San Donà Volley Team a.s.d.
  • Ags Volley San Donà

Rugby:

  • Benetton Rugby Treviso
  • Petrarca Rugby
  • Rugby Rovigo
  • Venezia Mestre Rugby
  • Cus Verona Rugby
  • A.S. Rugby Vicenza

Pallanuoto:

  • Plebiscito Padova (Serie A1 Femminile)

 Note

  1. Tramite la legge costituzionale n.340/1971 di approvazione dello Statuto regionale http://www.consiglioveneto.it/crvportal/leggi/1971/71ls0340.html
  2. Il nome di Paleoveneti con cui sono spesso indicati dagli studiosi è utilizzato essenzialmente con accezione linguistica, in riferimento alla lingua venetica, parlata prima che il latino si imponesse. Dal punto di vista etnico e culturale esiste invece una continuità tale da non giustificare alcuna distinzione fra Veneti e Paleoveneti.
  3. Secondo un'altra tradizione il martirio del vescovo Ermagora avvenne durante le persecuzioni avviate da Diocleziano. Nello stesso periodo venne condannata a morte a Padova Santa Giustina
  4. Da Cassiodoro, funzionario romano al servizio del re goto Teodorico, sappiamo che nelle Venetiae sussisteva una classe di propretari agricoli e che il sovrano si preoccupò di restaurare le Terme Euganee, di abbellire e fortificare Verona e di mantenere efficiente la rete di comunicazioni viaria e fluviale. Dall'epistolario di Cassiodoro apprendiamo inoltre che già in epoca gota 488-553 d.C., una sparsa popolazione risiedeva stabilmente nello spazio anfibio delle lagune venete, traendo di che sopravvivere dalla pesca e dallo sfruttamento delle saline.

 Bibliografia

  • G. Aldrighetti. L'araldica e il leone di San Marco, Venezia, Marsilio, 2002
  • G. Arnaldi, M. Pastore Stocchi (a cura di). Storia della Cultura Veneta, 10 voll., Vicenza, Neri Pozza, 1976-1987
  • Manlio Cortelazzo (a cura di). Manuale di Cultura Veneta. Geografia, storia, lingua e arte, Venezia, Marsilio, 2004
  • Alvise Zorzi. San Marco per sempre, Milano, Mondadori, 1998

 

  • Ultima modifica per la pagina: 17:48, 13 mag 2007.   contributors by it.wiki / GFDL

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