2° Seminario "Coscienza, medicina e alternative al sangue -

Attualità in tema di rifiuto emotrasfusionale"

PRESIDIO ZONA VALDARNO - Sabato 19  febbraio 2000  ore 8:30

'Sala Marilyn' - Via Montegrappa, 4  - San Giovanni V.no (Ar)

Dott. Mauro Brogi 
Responsabile Zona Valdarno


L'incarico di aprire il convegno mi consente di ringraziare calorosamente tutti coloro che hanno provveduto all'organizzazione e pertanto il Comitato Etico Locale USL 8 ed il Comitato assistenza sanitaria per i Testimoni di Geova. 
Ma saluto soprattutto i partecipanti che hanno occupato la pur grande sala in ogni ordine di posto, a sottolineare l'ottimo lavoro degli organizzatori e la loro credibilità. 
Il convegno che come è noto è articolato nelle cinque zone sanitarie della USL 8 si propone obiettivi ambiziosi: coscienza, medicina e alternative al sangue sono argomenti ampissimi, difficili e delicati; la qualità degli oratori garantisce sul certo raggiungimento dell'obiettivo. 
A prima vista può apparire contrastante la posizione del mondo sanitario da sempre orientato all'uso delle trasfusioni ed agli appelli per la carenza di sangue con la posizione dei Testimoni di Geova fondata sul netto rifiuto delle trasfusioni. 
Ma in questo punto, io credo, sta l'importanza e la novità dell'incontro di oggi. La medicina è chiamata a valutare serenamente gli aspetti non tutti positivi e talvolta nettamente negativi sull'uso del sangue; i Testimoni, ferme restando le loro convinzioni, ricercano rapporti con l'organizzazione sanitaria per prevedere le varie situazioni e concordare a monte i possibili comportamenti reciproci al fine di eliminare le problematiche che certamente nascono dalle decisioni assunte nei momenti dell'emergenza e mettono in seria difficoltà medici e pazienti. 
E c'è un lungo cammino che certamente possiamo fare insieme che è rappresentato dallo studio scientifico della vera necessità di trasfusioni. 
Concordare, come sembra ormai possibile, che la decisione della necessità della trasfusione possa essere ristretta ad un numero di casi più limitati rispetto al passato è non solo un modo per diminuire le casistiche di potenziali conflitti ma è e deve essere riguardata come un metodo dove le rispettive tesi non si scontrano per reciproci preconcetti ma si confrontano e, ove possibile, e con uno sforzo di entrambe le parti, concordano punti fermi da rispettare per il futuro. 
E mi auguro che, al di là delle argomentazioni ad alto valore scientifico che pure saranno stamani qui prodotte, ognuno di noi tragga da questo nostro incontro la certezza che con le persone che portano idee diverse dalle nostre per motivi etnici, religiosi, culturali è necessario un confronto continuo, è necessario un momento di umiltà è necessario mettere in discussione le nostre convinzioni e le nostre certezze e probabilmente ognuno dovrà sacrificare qualcosa. 
Solo così io credo, nel mondo di internet, della globalizzazione, ma anche di migrazione inarrestabile di intere popolazioni sarà possibile sperare di avere davanti un futuro ed un futuro migliore.

Dott. Mauro Brogi